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Nonino

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In molti settori, in anni più o meno recenti, qualcuno ha fatto una “rivoluzione” o comunque vi ha impresso una significativa svolta.

Un giorno, in un prossimo futuro, gli estimatori della grappa di qualità di ogni parte del mondo dovranno ringraziare una donna di sani principi e grandi passioni, Giannola Bulfoni Nonino, che in Friuli guida una famiglia e una distilleria, la Nonino, il cui personale è al 90% composto da donne. Tutte donne che però, per ammissione della stessa Giannola, devono ringraziare “la grande professionalità e conoscenza di mio marito, Benito, il più bravo distillatore al mondo“, il quale rappresenta la quarta generazione di una distilleria una volta piccolissima, che ha sempre prodotto grappa di qualità.

Una famiglia, la Nonino, che si dedica all’arte della distillazione dal 1897 e che oggi è giunta alla quinta generazione, con le tre figlie: Cristina (distillazione e produzione), Antonella (relazioni esterne e del marketing) ed Elisabetta (mercati esteri e organizzazione interna), sempre nel rispetto del territorio e della sua cultura, caratteristiche che hanno consentito di “realizzare un sogno che nei primi anni Sessanta sembrava impossibile: trasformare la grappa da Cenerentola a regina delle acquaviti”.

Fu Giannola a far scoprire, regalandola, la grappa Nonino a personalità del calibro di Sandro Pertini, Silvana Mangano, Gianni Agnelli (che fece arrivare in Friuli un suo autista per acquistare una serie di ampolle), Leonardo Sciascia, Sean Connery e Marcello Mastroianni, tra gli altri.

Grazie a Giannola e Benito che, alla fine degli anni Sessanta, decisero di iniziare a produrre una grappa di qualità, per dimostrare che la grappa non aveva nulla da invidiare ai cognac o ai whiskey, la grappa conosce un importante “riposizionamento”.

L’anno di svolta è il 1973: prima di allora, infatti, per ottenere l’acquavite si mescolavano tante varietà di uva. Benito ebbe l’intuizione di distillare la varietà di un solo vigneto subito dopo la fermentazione, servendosi di un alambicco artigianale discontinuo. 

Fu l’inizio della rivoluzione, nella quale ebbe un ruolo rilevante anche Luigi Veronelli, come racconta la stessa Giannola.

“Seguendo i suggerimenti di Veronelli, mi venne l’idea di portare nella grappa i criteri che in Francia si usavano per il vino. Fu la svolta.

 Iniziai a far assaggiare la nostra grappa, imbottigliata in piccole ampolle, ed elegantemente rivestita grazie all’aiuto di un amico Designer, con etichette realizzate da me. Andavo alle cene frequentate da importanti personalità, e facevo scoprire la nostra grappa, raccontandone la storia“.

Così, il primo dicembre 1973, Giannola e Benito crearono la prima Grappa Monovitigno® distillando separatamente le vinacce dell’uva Picolit: Giannola decise di imbottigliarla in un’ampolla soffiata con etichetta, per consentire immediatamente al consumatore di capire che dentro quell’ampolla veniva custodita una Grappa preziosa e affascinante, finalmente regina dei distillati a livello internazionale.

Con questa innovazione, i Nonino hanno rivoluzionato l’intero settore, obbligando gli altri distillatori a seguirne l’esempio, anche se il loro metodo di distillazione resta unico.

La famiglia controlla e prende parte personalmente a tutte le fasi del processo di produzione, dalla selezione delle vinacce alla distillazione con alambicco discontinuo a vapore, sempre nel rispetto della tradizione, fino all’invecchiamento della Grappa, effettuato in piccole botti per garantire la massima qualità.

Ma fu una svolta anche per un altro motivo, come ricorda Giannola.

“Nel 1973 scoprimmo che non potevamo continuare a distillare vinacce di vitigni autoctoni a causa di problemi burocratici: i vitigni che il mio papà mi aveva fatto scoprire ed amare, come il Pignolo, Schioppettino e Tazzelenghe, non esistevano più.

Per salvarli, decisi così di istituire il Premio Nonino Risit d’Aur a favore dei vignaioli che avessero accettato la sfida di preservare questi vitigni e ne avessero messo a dimora una o più varietà. Il risultato fu esaltante e quei vitigni sono stati recuperati in pochi anni. Ma i premi si mantennero, anche se l’oggetto del premio diventò l’arte”.

La galleria dei premiati è ricca di personaggi illustri, dal regista Ermanno Olmi a Leonardo Sciascia, fino ai vincitori del Premio Internazionale Nonino: Jorge Amado, Claude Lèvi-Strauss (l’antropologo che ha raccontato che il viaggio più esotico della sua vita è stato proprio quello fatto dai Nonino in Friuli) e Rigoberta Menchù, che cinque anni dopo il Premio Nonino riceverà il Nobel per la Pace.

Seguiranno il maestro Claudio Abbado e altri futuri premi Nobel, questa volta per la letteratura, come Sir V. S. Naipaul, MoYan e Tomas Transtromer.

Tutte persone legate ai Nonino da un rapporto di amicizia che dura negli anni.

Solo il premio Nonino può contare su un presidente della giuria Nobel per la Letteratura come nessun riconoscimento letterario italiano ha anticipato per ben cinque volte l’assegnazione dello stesso premio

Giannola è l’instancabile animatrice di questa manifestazione istituita nel 1975 dalla famiglia Nonino con l’obiettivo di valorizzare la civiltà contadina.

Il premio nel 1977 è stato esteso all’ambito culturale, dando spazio ai valori dell’ecologia e della biodiversità, e quindi a scrittori e intellettuali e premiando scrittori, filosofi, scienziati che vengono da tutto il mondo e che sono legati da un comune sentire nel rispetto della terra e delle tradizioni.

Nel corso degli anni in Friuli sono stati premiati inoltre personaggi del calibro di Hans Jonas, Edgar Morin, Mo Yan, Hans Küng, Padre David Maria Turoldo, Tomas Transtromer e Fabiola Gianotti, Premio Nonino 2013, che al CERN di Ginevra (di cui poi è diventata direttrice), ha dimostrato l’esistenza del “bosone” di Higgs, un risultato che ha contribuito a cambiare la storia della fisica.

Anche se non è stato, per ovvie ragioni, mai premiato, una particolare ammirazione Giannola la riserva al Papa Emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, per il grande coraggio con cui ha rinunciato al Pontificato.

Tornando all’attività di distillazione, la famiglia Nonino continua a investire e reinvestire in azienda i profitti. Il tutto procedendo a piccoli passi: “Siamo artigiani, non potremmo fare diversamente. Una crescita troppo veloce sarebbe inconciliabile con i nostri metodi produttivi e con la rigorosa selezione della materia prima effettuata a monte, strettamente legata alla vendemmia di annata. Il nostro poi è un prodotto totalmente artigianale, perché abbiamo sempre continuato a fare ricerca per ottenere la grappa più buona del mondo”, dicono le figlie che hanno contribuito al lancio di un altro prodotto che ha rappresentato un momento aziendale importante, ÙE, ottenuto distillando l’uva intera e creando l’Acquavite d’uva.

La Nonino sta inoltre investendo nella realizzazione di una nuova cantina d’invecchiamento e nella ristrutturazione di un complesso di epoca napoleonica, Borgo Nonino, destinato all’ospitalità e all’accoglienza delle numerose visite effettuate in cantina e seguite personalmente dalla famiglia.

Oggi l’azienda esporta in 72 Paesi del mondo il 50% della propria produzione, una percentuale doppia rispetto alla media nazionale.

La soddisfazione è palese: “In un momento come questo, così difficile per il nostro paese, l’export è molto importante e si unisce alla soddisfazione di far conoscere e apprezzare l’eccellenza del Made in Italy nel mondo”.

Risultati ottenuti senza aver mai fatto pubblicità, “ma nostra madre ha iniziato a invitare i clienti a venire in distilleria a Percoto per comunicare direttamente la qualità delle nostre Grappe. La Grappa per noi è la cultura dello stare insieme con gioia, ma consapevolmente. Siamo orgogliosi della realtà che abbiamo costruito negli anni”.

 

 

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