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Lo Spritz

Lo Spritz

Ormai nessuno si stupisce se, entrando in un locale da happy hour o dove si bevano principalmente aperitivi e cocktail, ci siano gruppi di persone, in prevalenza donne, con sul tavolo ampi bicchieri pieni di una bevanda dolce e dal colore arancio (ma esistono anche diverse varianti sul tema, sia sulla dolcezza che sul colore) che è diventata un must per tanta gente.

La storia dello Spritz è la testimonianza di come i gusti, specie in una realtà sempre più globalizzata, cambino in maniera anche significativa.

Da cicchetto per vecchi da baretto o per lanzichenecchi appena ritornati da una ronda, oggi lo Spritz è la bevanda “giovane” per eccellenza, un drink per tutte le ore, poco impegnativo e da compagnia.

Senza contare che se uno ha per le mani un vino non proprio eccezionale, basta trasformarlo in Spritz ed ecco fatta la magia.

La rivista online americana Punch aveva già parlato dello Spritz e del boom che sta vivendo negli Stati Uniti, dove è diventato un cocktail a tutti gli effetti, molto richiesto soprattutto dai giovani appassionati di tendenze.

Ma, di recente, le fondatrici del magazine, Talia Baiocchi e Leslie Pariseau, sono andate oltre, e sull’aperitivo veneto hanno scritto anche un libro: Spritz. Italy’s most iconic aperitivo cocktail, with recipes, che è una vera e propria guida per imparare a conoscerlo a fondo, scritta girando l’Italia in macchina a caccia di ricette locali.

Per le autrici, lo Spritz ha così tanto successo, ormai non solo in Italia ma anche Oltreoceano, per diverse ragioni.

Lo Spritz posterA partire dalla lunga tradizione e dalle sue origini antichissime: già nel 400 a.C. Greci e Romani avevano l’abitudine di bere vino diluito con acqua fresca, acqua di mare oppure addirittura neve.

Con il tempo, il gusto per le bevande a base di vino diluito è rimasto, e così quando i soldati austriaci di stanza nel Veneto, a fine Ottocento, hanno inventato la parola «spritz» per indicare i bicchieri di vino spruzzati con acqua frizzantespritzen» in tedesco vuol dire spruzzare), i ristoratori locali hanno pensato di dare questo nome a un vero e proprio drink.

Così negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, tra Padova e Venezia, alla bevanda austriaca si è cominciato ad aggiungere l’Aperol, l’alcolico a base di arancia e rabarbaro inventato a Padova dai fratelli Barbieri, e lo Spritz come lo conosciamo oggi è nato, diffondendosi inizialmente solo nel Triveneto.

Da una decina d’anni, con l’acquisizione di Aperol da parte del gruppo Campari e le varie campagne pubblicitarie, lo Spritz si è diffuso in tutta Italia e anche negli Stati Uniti, dove è stato presentato dall’azienda come un emblema dell’Italian lifestyle.

Il successo dell’Aperol e del Campari all’estero ha fatto scoprire agli americani il vasto mondo dei liquori italiani da aperitivo,

divisi in «aperitivi» (Aperol, Select Aperitivo o Casoni 1814 Aperitivo) e «bitter» (Luxardo Bitter, Campari, Meletti 1870 Bitter).

Oltreoceano ma anche in Italia negli ultimi anni si è evoluto il gusto dei clienti, che dai cocktail anni Ottanta (quando andavano i sapori molto dolci o in alternativa gli shot di alcolici lisci) ora apprezzano le note più intense, amare e sapide dei liquori nostrani.

Secondo le autrici del libro, lo Spritz è tanto amato anche per la sua semplicità: chi beve sa che dentro non ci sono troppi ingredienti che potrebbero rovinare il gusto.

Un altro vantaggio, secondo le autrici, è la gradazione alcolica non troppo alta, che di solito non supera i 12 gradi.

Una delle questioni più controverse, cosa non infrequente quando si parla di cocktail, riguarda gli inventori dello Spritz.

Va detto subito che una ricetta originale dello Spritz made in Veneto non esiste, ma in linea generale si può dire che si tratta di un cocktail a base di vino biancoseltz e bitter, guarnito con una fetta d’arancia o buccia di limone.

C’è invece accordo sul fatto che lo Spritz nasca durante la dominazione austriaca nel lombardo-veneto e che siano stati i soldati austriaci a diffondere questa bevanda, aggiungendo al vino Veneto, ritenuto da loro troppo forte, del seltz per diluirlo e far scivolare il vino molto meglio: così nacque lo Spritz.

Con l’andare del tempo, la ricetta dello Spritz ha subito molte influenze e oggi, se si entra in un bar e si ordina uno Spritz, l’unica cosa certa è un bicchiere con acqua gassata: il resto dipende dal posto (geograficamente inteso) in cui ci si trova, dalla fantasia del barman e spesso anche dai gusti dell’avventore.

Immaginiamo di essere a Treviso: il vino in questo caso è il Prosecco, accompagnato a scelta da Aperol o Campari rosso con una fetta d’arancia oppure oliva; ma basta fare pochi chilometri e spostarsi a Venezia, per trovare vino fermo e veder usare il Select oppure il Cynar, variante decisamente meno dolce ma con non pochi ammiratori.

Lo Spritz DuLgRestando nel Nordest, ma cambiando regione, anche in Friuli Venezia Giulia ci sono opzioni e modalità differenti. Per cui a Udine lo Spritz si fa con il (Tocai) Friulano, Aperol/Campari e decorato con una buccia di limone, mentre a Trieste, più all’antica, si usa ancora Lo Spritz austro-ungarico: vino e acqua gassata.

Non mancano, in questo quadro a dir poco composito, le ricette “ufficiali”.

Con non pochi paradossi, come nel caso della ricetta ufficiale IBA, che viene chiamata Spritz veneziano, ed è fatta con l’Aperol. Ma se c’è un posto dove l’Aperol è usato molto raramente è proprio nella ricetta veneziana originale …

In realtà una delle poche regole universali che si può applicare allo Spritz è quella per cui più il vino è buono e meno bitter serve.

La proporzione delle dosi, in generale, prevede che quella di vino bianco (6 cl) sia doppia rispetto a quella del bitter (3 cl), accompagnata da una spruzzatina di acqua gassata e da una fetta d’arancia.

 

 

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