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Dylan Dog

Dylan Dog

Anche se nell’anno del Nobel per la letteratura al menestrello americano potrebbe tornare comodo, Dylan Dog, il protagonista di uno dei fumetti di maggiore successo degli ultimi decenni, non c’entra niente con Bob Dylan: parola del suo inventore Tiziano Sclavi.

Deve il suo nome invece per un verso a Dylan Thomas e per l’altro a un romanzo di Spillane, dal titolo “Dog figlio di”.

Nel 2016, l’indagatore dell’incubo conosciuto come Dylan Dog e tra i protagonisti di fumetto più noti degli ultimi decenni, ha compiuto 30 anni.

E anche se non è semplice spiegare a un ragazzo di oggi quale impatto abbia avuto sulle vite degli adolescenti di trent’anni fa un fumetto come questo, negli anni Novanta Dylan Dog divenne un vero fenomeno di costume: il mensileMax”, in quegli anni uno tra i maggiori indicatori di tendenze, gli dedicò la copertina, il poster e il calendario, mettendolo al posto delle top model che erano le protagoniste indiscusse di quel giornale.

Dalla prima uscita, datata 26 settembre 1986, iniziò la diffusione di un “virus benigno” che lo avrebbe portato negli anni ‘90 a raggiungere centinaia di migliaia di copie come nemmeno il suo autore Tiziano Sclavi e la Sergio Bonelli Editore si sarebbero aspettati, toccando in diverse occasioni il milione di copie per singolo album.

1467116848439-jpg-sul_fondo___dylan_dog_359_coverOggi è il secondo fumetto in Italia per vendite, con 110 mila copie per albo, alle quali vanno aggiunte le 50-70 mila degli albi paralleli.

Dylan Dog era ed è un fumetto bellissimo, sarebbe stato un successo anche senza diventare fenomeno di costume. Sclavi fu bravissimo a intercettare, anzi ad anticipare, la sensibilità che stava cambiando, facendo diventare Dylan un perfetto cantore di quel decennio. 

L’amore per Dylan Dog, per le sue storie, per l’assistente Groucho, per l’ispettore Bloch, per il Maggiolone, per il Trillo del Diavolo e per tutti i vari personaggi travolse tutto e tutti.

A testimonianza del suo successo, si cita spesso Umberto Eco, che affermava di poter leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarsi.

Oggi ne parliamo come di un’icona contemporanea in materia di fumetti, eppure Dylan Dog era partito male.

L’esordio non fu dei migliori, come testimonia la telefonata del distributore: “Il primo albo è un fiasco, è morto in edicola“.

Ma, come Fiorello dopo i pessimi ascolti delle prime puntate del suo “Karaoke” divenne un protagonista della televisione italiana, anche nel caso di Dylan Dog il passaparola fece sì che mese dopo mese il fumetto diventasse un fenomeno di costume.

Sergio Bonelli, l’editore, voleva bene a Sclavi, e all’inizio difese Dylan Dog. Soprattutto quando all’inizio sembrava un flop, poi si attestò sulle 30-40mila copie. Zagor ne vendeva 200mila e Tiziano si sentiva in colpa. Poi, ogni mese, guadagnava 30mila copie. Fino a toccare il milione.

Dylan Dog è una creatura di Tiziano Sclavi ed è impossibile raccontarne le gesta in maniera separata rispetto a quelle dello scrittore nato a Broni, in provincia di Pavia, nel 1953.

Verrebbe da dire che la sovrapposizione di Tiziano con il personaggio è totale: stesse paure, stesse idiosincrasie, stesso look.

Il fascino del personaggio creato da Tiziano Sclavi sta proprio nel suo essere un crocevia di influenze culturali: letteratura, cinema, musica, tutto confluisce nelle sue tavole. Dove c’è molto più dell’horror, che pure lo caratterizza.

Il filo conduttore che unisce “L’alba dei morti viventi”, uscito il 26 settembre 1986, a “Mater dolorosa”, la storia tutta a colori uscita il 29 settembre 2016 in occasione del trentennale, è la continua messa in discussione delle proprie sicurezze, la denuncia dei veri “mostri” della contemporaneità: l’ipocrisia, il razzismo, l’alienazione quotidiana.

Tra zombie e fantasmi spuntano i drammi moderni della solitudine e dell’emarginazione, sempre trattati anche con l’arma dell’ironia.

Sclavi era Dylan anche prima di crearlo, avendone le stesse caratteristiche: l’agorafobia, l’ipocondria, il terrore del volo. Perfino il look era lo stesso.

Ora Sclavi, padre e incarnazione del fumetto che ha cambiato una generazione, legge libri, guarda film, ma non si informa sul mondo, non scrive, giura di non avere più nulla da dire: è un alcolista, che grazie agli Alcolisti Anonimi non beve dal 1987, eccezion fatta per una ricaduta nel 2000.

Il suo romanzo più importante si intitola “Non è successo niente”, essenziale per capire il suo mondo e la sua storia personale: quella di un uomo che non ha nostalgia di nulla, non rilegge mai le cose che scrive perché sa che se ne vergognerebbe.

Sclavi, dal 2007 non ha più sfornato sceneggiature di Dylan Dog, lasciando progressivamente la sua creatura ad altri sceneggiatori e disegnatori che, pur mantenendo uno standard alto, non hanno la magia del suo inventore.

dylan-dog-bacilieriA John Ghost si deve l’inserimento della tecnologia nelle storie e fa partire nuove iniziative editoriali.

Dopo quasi dieci anni, nel 2016, Sclavi è tornato a scrivere una storia, dal titolo “Dopo un lungo silenzio”.

Un silenzio che durava dal giugno 2007, quando scrisse “Ascensore per l’inferno”. Era il numero 250.

Nel 2016, una serie di nuove storie scritte da Tiziano Sclavi, la prima delle quali dedicata all’alcolismo. Scelta non casuale: il successo di Dylan Dog ha travolto Sclavi, che si è fatto molto male, soprattutto con l’alcol.

Una crisi innescata anche dal fatto che ogni mese doveva trovare battute folgoranti per Groucho, personaggio ispirato a un suo compagno di banco. Non c’era Internet e lui spendeva giornate intere per una sola battuta. Tutto ha cominciato a essere sempre più complicato. Molti amici lo hanno tradito.

Oggi, Sclavi vive a Milano da anni, con la moglie. Non esce mai, deluso dalla vita e vuole essere lasciato in pace. Per lungo tempo, non si è informato e ha controllato da lontano gli albi di Dylan Dog.

Mantiene la sua faccia perennemente giovane, ma è molto critico con le sue opere. Reputa alcuni suoi romanzi “folli e incomprensibili”. Dice che non li capiva neanche lui quando li scriveva. Però lo dice col sorriso.

Ed è con questo spirito che ha ricominciato a scrivere, per la gioia di molti.

 

 

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