Colnago slider1800-C60-italia-022

Colnago Biciclette

Biciclette Colnago

Per avere un’idea dell’importanza delle biciclette Colnago, basta citare la risposta che Bradley Wiggins, attuale detentore del record dell’ora, campione olimpico e vincitore del Tour de France, ha dato quando gli hanno chiesto quale fosse per lui la migliore bici di sempre:
“la Colnago C 40”.

Pezzo da museo di quella che è universalmente considerata una delle più importanti aziende mondiali nella produzione di bici da corsa, fondata come una bottega artigiana da Ernesto Colnago nel 1953, che nei primi anni della sua attività lavorativa alternò il lavoro in bottega con quello di ciclista, partecipando a varie competizioni, fra cui il Giro d’Italia. Ma il suo mestiere era quello di produrre biciclette che fecero vincere corse a tappe e campionati ai migliori ciclisti del mondo.

Pochi anni dopo la sua fondazione, nel 1960, in occasione dei Giochi Olimpici di Roma, Luigi Arienti vinse la medaglia d’oro dell’inseguimento a squadre con una bici Colnago.

Atleti e vittorie che fanno dire che Ernesto Colnago sta alle bici da corsa come Enzo Ferrari stava alle Formula Uno e alle auto sportive. Entrambi ossessionati dall’idea di migliorare la qualità del prodotto, dal futuro e dall’eccellenza.

Dalla costante ricerca di migliorare il prodotto da parte di Colnago sono nate molte delle innovazioni di prodotto legate alla bicicletta, il telaio in carbonio su tutte. Che nacque nel 1980, grazie a un importante lavoro di ricerca, e qui ritorna la figura di Enzo Ferrari: fu lui a suggerirgli di provare a introdurre quel materiale nel mondo del ciclismo, assicurandogli tutto il suo appoggio. Fu allora che nacque l’accordo con Ferrari-Engineering (da questa collaborazione, nasce nel 1989 il C35). Due amici, imprenditori e artigiani, sognatori e innovatori insieme: come quelli che hanno fatto grande l’Italia nel boom economico post Seconda Guerra mondiale e che ancora oggi non ne vogliono sapere di passare la mano.

Così, a 84 anni suonati, Ernesto Colnago ogni giorno, di buon mattino, con la sola eccezione della domenica, esce di casa e dopo aver percorso poche centinaia di metri raggiunge la sua fabbrica a Cambiago, e come fa da oltre 60 anni, guida i suoi operai alla realizzazione della bici più veloce, la migliore del mondo.

La storia di Colnago, della sua azienda e delle sue biciclette, coincide per larga parte con la storia del ciclismo degli ultimi 60 anni.

Con Fiorenzo Magni che, finita la sua straordinaria carriera agonistica, decise di fare il meccanico. Poi arrivarono gli anni della Molteni, lo squadrone che, prima con Motta e poi con il belga Eddy Merckx, vinceva tutto e su tutti: è di Colnago la super bici arancione in acciaio leggerissima con cui Merckx nel 1972 conquistò il record dell’ora. Grazie a tubazioni speciali, all’uso di componenti estremamente alleggeriti, e al lavoro della Colnago nel limare le saldature, la bici di Merckx arrivò a pesare solamente 5.500 grammi.

Di altro colore, bordeaux, ma sempre firmate Colnago, sono le bici con le quali Beppe Saronni otterrà i più importanti successi della carriera, dal Mondiale al Giro d’Italia, vinto da Saronni con la Colnago Master, una bici che ha fatto storia.

Era di Colnago anche la bici, una C 40, con la quale Franco Ballerini, Ballero, volava a 60 all’ora sul pavé della Parigi-Roubaix, vincendola due volte.

Con le bici in fibra di carbonio prodotte da Colnago, la Mapei, finanziata dall’industriale Giorgio Squinzi, ha vinto ben 5 Parigi-Roubaix negli stessi anni in cui tutti gli altri costruttori di telai si ostinavano a ricercare soluzioni per ammortizzare il fondo sconnesso. Ma Colnago tirava dritto con le sue forcelle dritte e la bici senza molle, lasciando al ciclista il compito di ammortizzare gli urti, perché “le sospensioni rallentano la velocità del mezzo, facilitano la dispersione della potenza”.

Aveva ragione…

E ancora, sempre con l’idea fissa dell’innovazione, a Cambiago sono nati già diversi anni fa i primi freni a disco per le bici da corsa, grazie alla collaborazione con un’azienda bergamasca. Colnago sviluppò e realizzò il primo modello di freno a disco per le bici da corsa, sul quale, anni dopo, il gruppo giapponese Shimano decise di scommettere, industrializzando il primo prototipo creato da Colnago con l’azienda bergamasca, diventando in breve tempo il principale produttore mondiale di freni a disco di alta gamma per bici da corsa. Investimento molto ben calibrato, considerato che le sue azioni, quotate in Borsa a Tokyo e a New York, hanno avuto un significativo aumento di valore, dovuto proprio ai freni a disco.

Le bici Colnago sono anche molto resistenti: i comuni telai in carbonio sono molto leggeri ma fragilissimi. Ma innovare vuol dire anche superare i limiti. Per questo gli standard di resistenza di Colnago superano di almeno 5 volte i limiti di resistenza minimi previsti dalle normative tecniche internazionali. Per cui gli altri telai, in caso di caduta, si spezzano, quelli Colnago restano interi o si scheggiano. Innovare senza sacrificare la sicurezza dei ciclisti.

Colnago CF10-slide-01Colnago è rimasto per molti versi ancora un artigiano. Per questo le sue bici sono molto diverse da quelle delle grandi industrie che investono milioni in pubblicità e in marketing, ma che non riusciranno mai a fare prodotti di qualità come quelli realizzati da Colnago. Lo sanno tutti, ma soprattutto gli americani, disposti ad aspettare per ore, pur di incontrare il signor Ernesto Colnago, per farsi autografare dal cappellino da ciclismo al vecchio telaio di una bici. Come quel professore del Mit di Boston, proprietario di un vero e proprio museo di bici, con una quarantina di Colnago, che andò dal cavalier Ernesto per farsi firmare la più antica.

Una firma di Ernesto Colnago su un suo telaio artigianale in acciaio è come una vecchia Ferrari degli anni Cinquanta.
Dal valore inestimabile per gli appassionati veri di biciclette e per i collezionisti.

La Colnago mantiene il suo ruolo nel mercato di bici top di gamma: nel 2003-2004 produce la C50, celebrativa del cinquantenario dell’azienda e dieci anni dopo, per i 60 anni di Colnago arriva la C60, presentata a Viareggio, nella stessa Toscana di quella Pisa, dove i tutti i telai Colnago sono verniciati.

La verniciatura Colnago non è gestita da un terzista, ma è di proprietà di Colnago, che 30 anni fa, per caso, scoprì due fratelli verniciatori pisani che reputò molto bravi e su di loro costruì l’attuale struttura, per diffondere e rispettare la filosofia e la priorità di Colnago: garantire telai di qualità e grande longevità in ogni loro aspetto e la verniciatura non fa eccezione.

Tutti elementi che esprimono l’orgoglio del cavalier Ernesto per i propri prodotti e quella che lui chiama “la famiglia Colnago”.

 

 

Condividi con i tuoi amici su:

FacebookTwitterGoogleVkontakteTumblrStumbleUponLinkedInRedditPinterestPocketDiggDeliciousOdnoklassniki


Posted in Icone Made in Italy.