calendario pirelli

Calendario Pirelli

Calendario Pirelli

Ci hanno provato in tanti. In ogni genere e settore merceologico. Ma il tentativo di imitare il Calendario Pirelli, o anche solo di assomigliargli da lontano, è sempre clamorosamente fallito.

Ci hanno provato spesso aziende altrettanto importanti, con budget imponenti, con donne altrettanto belle, con fotografi dello stesso indiscutibile successo ottenuto da quelli che realizzavano gli scatti per The Cal, come nel tempo è stato chiamato da tutti.

Sia che fossero quei pochi fortunati ed eletti che ne possedevano una copia, da esibire come un vero status symbol, di quelli che fanno la differenza tra chi è della partita e chi la partita è costretto a vederla sulle gradinate, anche se sarebbe disposto a pagare qualsiasi cifra per essere in campo. E quelli che si vedono sfilare sotto gli occhi 12 mesi raccontati da fotografi di culto raffiguranti modelle da sogno, sono la stragrande maggioranza. Perché il Calendario Pirelli è un oggetto di culto, riservato a pochi fortunati sulla terra.

Un segno dei tempi. Dalla scelta delle modelle e dei temi da trattare che i fotografi incaricati decidevano di compiere si intuivano lo spirito dei tempi. Alcune volte come riflesso di qualcosa di già accaduto o di un tendenza dominante, altre volte – più spesso- di qualcosa che sarebbe successo solo negli anni a venire. Un oggetto, meglio un simbolo e un sintomo di quello che stava per accadere e che pochi fortunati, gli “happy few”, potevano sapere in anticipo.

E infatti il termine giusto per descriverlo non può che essere “Icona”.

Un’icona in sé, come oggetto, e un’icona come sintesi di altre icone: dalle modelle ai fotografi che le ritraggono…

Un’icona, dicevamo, di innovazione e comunicazione, in grado di anticipare e tracciare nuove tendenze.
Non esiste espressione più consona a descrivere quello che il Calendario Pirelli simboleggia. Un film, una poesia, un quadro, una sinfonia…tutto è definibile all’interno della discriminante estetica di bello o brutto, artistico o pacchiano; tutto può essere arte.

Lo è la cupola del Bernini, la Gioconda di Leonardo, le opere e i capolavori di Hogarth e Hugo, Vermeer e Mozart: un elenco sommario ma che potrebbe diventare infinito.

Pochi, però, hanno saputo incarnare lo “spirito del tempo”; gli occhi di un mondo, lo specchio dell’anima della cultura occidentale.

Se Dante è il Medioevo e il padre della cultura mondiale, Shakespeare e Leonardo l’età moderna, Leopardi l’uomo dei due mondi neoclassico e romantico, il Calendario Pirelli è Pop, ma anche un oggetto segno di un tempo che manca.

Ma non perché sia andato via, bensì perché deve ancora arrivare…

Da oltre 50 anni “The Cal scandisce il passare del tempo attraverso le immagini dei più affermati fotografi. Un oggetto di culto per gli appassionati, anche grazie alla sua capacità di interpretare i modelli e i simboli estetici che hanno segnato un’epoca, testimoniandone l’evoluzione del gusto, del costume e della moda.

Nato come corporate gadget a metà anni Sessanta, precisamente nel 1964, nella Londra fulcro delle grandi mobilitazioni politico-sociali e culturali, “The Cal” si impegna fin da subito a diventare un cult, un simbolo dei tempi che viviamo, icona del cambiamento fino al 1974, anno dell’ultima edizione prima di un’assenza decennale dovuta alla recessione causata dalla crisi petrolifera.

Nel 1984 riapre i battenti sotto la guida di Martin Walsh con un nuovo taglio: le impronte dei pneumatici sul corpo delle modelle, probabilmente dovuto al recupero di un’associazione identitaria andata in parte affievolendosi a seguito dell’astinenza decennale. Un anno importante nella storia del Calendario è il 1987, anno in cui Terence Donovan crea il primo Calendario interamente dedicato alle Venere di colore, con l’esordio sulle scene di una sedicenne che sarà tra le protagoniste della moda dei decenni successivi: Naomi Campbell.

Dagli anni Novanta il calendario torna ad essere pura espressione artistica senza vincoli se non quelli dello stile e del buon gusto, in concomitanza con il trasferimento della direzione artistica nel quartier generale di Milano. Richard Avedon, Karl Lagerfeld, Mario Sorrenti, Steve Mccurry, Kate Moss, Naomi Campbell, Letitia Casta, sono solo alcuni dei nomi che hanno affiancato la propria immagine a quella del Calendario Pirelli, contribuendo a creare un brand mondiale, un’identità inimitabile, nonostante l’abbandono di qualsiasi riferimento attinente ai pneumatici (contemporaneamente, il calendario ha contribuito enormemente ad accrescere la fama di muse e artisti).

La tiratura limitata
(17.000 copie nel 2015, edizione in cui fa il suo esordio una modella extra large o curvy, come si ama dire oggi: Candice Huffine, con i suoi 90 chili distribuiti in un metro e ottanta di altezza)

e la sua mancata presenza sul mercato rendono molto fortunati i diciassettemila che riceveranno a Natale in regalo il gadget più ambito del Pianeta. Tutto questo aiuta a creare una sorta di mito inarrivabile, quell’ascesa sociale propria della nostra economia che tende sempre più a rivolgersi a noi in termini di brand e identità, e che viene celebrata in occasione dei suoi 50 anni di vita e dove grazie al fondamentale contributo di Pirelli, che ha aperto il suo archivio con migliaia di fotografie dei più grandi fotografi mondiali.

Un riconoscimento formale e territoriale da parte della città stessa, oltre che al calendario in quanto forma artistica a sé stante e fondamentale organo di comunicazione degli ultimi 50 anni, all’azienda Pirelli, sulla scia di quel filo conduttore del mecenatismo milanese che da secoli contribuisce a migliorare il capoluogo lombardo, e che fa dire all’azienda che “il Calendario Pirelli è in linea con la tradizione industriale del nostro gruppo: anticipare i tempi attraverso l’innovazione. Ecco perché Pirelli, ormai da molto tempo, ha guadagnato una posizione rilevante tra le altre aziende del mondo”.

E l’identificazione tra il Calendario e il gruppo da cui prende il nome è arrivata a un punto tale da non necessitare più, come invece era nelle prime edizioni, un richiamo, nelle foto, al prodotto principe dell’azienda, gli pneumatici.

 

 

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