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Cesare Gridelli

Cesare Gridelli (Napoli, 24 marzo 1961)

Un prestigioso premio internazionale assegnato a uno scienziato italiano fa già abbastanza clamore, ma il rullo dei tamburi cresce a dismisura quando a vincerlo è un medico meridionale che lavora in una struttura del tanto bistrattato Sud.

E’ il caso di Cesare Gridelli, che opera all’Ospedale Moscati di Avellino. Il medico napoletano, classe 1961, è stato infatti insignito da Expertscape, associazione californiana di Palo Alto nata con l’obiettivo di informare i pazienti sui migliori specialisti a livello internazionale, del titolo di miglior oncologo del mondo, per le sue ricerche – e relativi risultati ottenuti – sul cancro al polmone.

L’associazione californiana monitora le ricerche e le pubblicazioni effettuate dai candidati negli ultimi 10 anni, assegnando punteggi in base all’importanza delle riviste scientifiche, le citazioni avute dalle pubblicazioni, le linee guida e altri parametri. Si tratta quindi di una classifica molto rigorosa che tiene conto non solo delle pubblicazioni, ma soprattutto del loro valore, calcolato sull’importanza della rivista dove sono state pubblicate le ricerche e se da quelle ricerche sono nati altri studi sull’argomento.

Perché la notizia del premio, diffusa alla fine di novembre del 2013, ha fatto così tanto scalpore? Al di là dell’indiscusso valore del medico partenopeo, la rilevanza dell’evento sta anche nel fatto che, quando si parla di sanità in Campania, le prime cose che vengono evidenziate sono lo stratosferico buco di bilancio delle Aziende sanitarie locali, i ritardi biblici nel pagamento delle prestazioni da parte delle istituzioni pubbliche, l’imbarazzante degrado delle strutture ospedaliere e l’insoddisfazione (difficile trovare eufemismo migliore) dei milioni di pazienti, tutti fattori negativi a cui si è aggiunto di recente anche l’allarme sulla Terra dei Fuochi, una delle zone più contaminate del mondo, a causa dei rifiuti tossici interrati e fatti “sparire” da parte delle organizzazioni criminali che operano in regione.

Allora quando si legge che in questo scenario, fatto di carenze strutturali e di infiltrazioni criminali, di inefficienza pubblica e di rischi per la salute dei cittadini, esiste un uomo, un team e una struttura che raggiungono risultati di questo livello, battendo realtà canadesi (Toronto è seconda, con Frances Shepherd del Margareth hospital) e statunitensi (Pittsburgh è terza, con Mark Socinsky),

la sorpresa deve lasciare il posto alla soddisfazione e all’orgoglio.

Specie quando si legge che a consentire il raggiungimento di questo importante riconoscimento sia stato, oltre alle indiscusse competenze del primario, tutto il team, compresa la dirigenza, dell’ospedale avellinese, che è diventato, in questi anni, una importante realtà affermatasi nonostante le difficoltà legate alle risorse e alle politiche sulla sanità pubblica italiana. Una realtà che grazie alle ricerche svolte è diventata una buona struttura d’accoglienza dei pazienti, che hanno così più opportunità e più cure a disposizione.

Una ricerca che in questa fase si sta concentrando in particolare sui farmaci biomolecolari, ricerca grazie alla quale si sono raggiunti livelli, prima inimmaginabili, della qualità della vita dei pazienti oncologici oltre ad aumentare considerevolmente le aspettative di vita. Ma siamo ancora a un livello intermedio, che può sensibilmente migliorare: una tappa, il gradino di una scala che dovrebbe portare la ricerca italiana e campana sempre più in alto. L’importante è lavorare sodo.

in cucina con il cancro copertina gridelliE Gridelli lo fa anche all’interno di associazioni e organizzazioni, in cui riveste ruoli apicali, come quello di Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT). Coinvolto nella sperimentazione clinica di nuovi farmaci a bersaglio molecolare, in particolare nei tumori del polmone, svolge da anni attività formative per la European Society of Medical Oncology (ESMO) e l’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Una delle, sacrosante, “fissazioni” di Cesare Gridelli, riguarda l’importanza del cibo e dell’alimentazione in genere nella cura contro il cancro, in particolare in fase di prevenzione. Per questo motivo, ha scritto un libro, In cucina contro il cancro, pubblicato nel 2014, che si fonda sull’aforisma, antico quasi di due secoli, secondo cui “Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei” e che già nel 1825, anno in cui Jean Anthelme Brillat-Savarin lo pronunciò per la prima volta, concepiva e teorizzava la correlazione tra salute e alimentazione.

Un principio che oggi è universalmente accettato, ma che due secoli fa rappresentava ancora un pensiero all’avanguardia. Gridelli lo sa e sa meglio di altri quanto l’alimentazione sia uno dei fattori ambientali che influiscono sull’insorgere della malattia. Il libro, ma in realtà tuta l’opera di Gridelli, non è rivolto ai malati di cancro ma, in un’ottica di prevenzione, è scritto per tutti, e contiene gli elementi fondamentali per una corretta alimentazione.

Principi che si traducono nell’eliminazione delle carni rosse, comunque mai cotte alla brace, e nella riduzione di tutti i cibi fritti.

In compenso, fibre per tutti, specie quelle contenute nella frutta e nelle verdure, che hanno invece un forte contenuto protettivo nei confronti della malattia, ma che purtroppo vengono consumate in misura nettamente minore rispetto al fabbisogno giornaliero.

Ma il medico napoletano sa bene anche che in materia di alimentazione, c’è sempre qualcuno pronto a smentire la ricerca precedente, a dire che non esistono regole universali, che i pazienti vanno valutati singolarmente, in funzione di determinati parametri, e via di questo passo.

Gridelli lo sa ed è per questo che ritiene quindi “fondamentale valutare sempre i dati nell’insieme: generalmente un singolo studio non deve mai essere conclusivo sull’argomento, tranne che in casi molto particolari. Questo è un principio che vale sempre, non solo in oncologia, e che nell’alimentazione vale ancora di più. Nell’informare il paziente si deve parlare di potenzialità perché l’effetto antitumorale di alcune sostanze contenute in specifici alimenti o spezie è stato dimostrato in coltura e nelle cavie, ma non sappiamo quale sia il reale effetto nell’uomo”.

Ragion per cui non ci deve limitare ai pazienti già affetti dalla malattia, ma

occorre educare le persone sane a una sana alimentazione:

oggi sappiamo che una non corretta alimentazione è responsabile del 30-35 per cento di tutti i tumori. Naturalmente, la scelta di completare con 100 ricette un libro sull’alimentazione per prevenire la malattia oncologica nasce dalla grande passione di Gridelli per la cucina, testimoniata durante la partecipazione a una puntata di Porta a porta, dove l’altro ospite era uno chef di chiara fama come Antonello Colonna.

 

 

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