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Carlo Ancelotti

Carlo Ancelotti (Reggiolo, 10 giugno 1959)

Nelle semifinali di Champions League edizione 2014, sulle panchine delle quattro squadre più forti d’Europa sedevano tre allenatori di “scuola” italiana

(Josè Mourinho, che ha guidato l’Inter del triplete, Champions League compresa; Diego Simeone, che ha sia giocato che allenato in Italia, con risultati alterni, prima di trovare la sua “fortuna” sulla panchina dell’Atletico Madrid; Pep Guardiola, che in Italia ha solo giocato, prevalentemente nel Brescia, al fianco di Roberto Baggio, allenato dallo stimatissimo veterano Carlo Mazzone, i cui consigli deve aver utilizzato allenando prima il Barcellona dei record e poi il Bayern Monaco, altrettanto forte e vincente) e un italiano vero, Carlo Ancelotti da Reggiolo, alla sua prima stagione alla guida dei Blancos del Real Madrid.

Uno degli uomini che ha vinto di più, in Italia e all’estero, nell’ultimo decennio, prima come calciatore e poi come tecnico, Ancelotti, “Carletto nostro”, come lo chiamano da noi. Dopo una carriera da calciatore, divisa tra Roma e Milan, entrambe squadre con le quali ha vinto molto (certo, con il Milan molto di più, soprattutto a livello internazionale), appese le scarpe al chiodo decide di sedersi in panchina.

E, dopo una non particolarmente fortunata parentesi juventina, dove non riesce a vincere lo scudetto, i successi arrivano sulla panchina del Milan, un club nel quale è di casa e con il quale vuole rivincere tutto quello che ha già vinto da calciatore e magari superarsi. Al Milan arriva a fine 2001, a campionato in corso, e riesce a conquistare l’accesso alla Champions League dell’anno successivo. E sarà proprio la Champions 2002-2003 il suo primo successo sulla panchina rossonera, ottenuto battendo ai rigori la Juventus nella finale di Manchester.

Non sarà l’unico successo dell’anno, dal momento che vincerà anche la Coppa Italia, battendo questa volta la Roma. L’anno successivo, la bacheca dei trofei di quella che diventerà la squadra di club più titolata del mondo si arricchisce anche della Supercoppa europea, ottenuta battendo il Porto, e dello scudetto, il primo e unico della sua carriera in rossonero.

A.C. Milan's coach Carlo Ancelotti

Nel 2004-2005 arriva la Supercoppa italiana, mentre nel 2006-2007 il Milan si conferma “animale” da Champions League e rivince il trofeo continentale più importante battendo in finale il Liverpool. Dopo la Champions, nel 2007 i rossoneri vincono anche la Supercoppa europea e il Mondiale per club, battendo gli argentini del Boca Junior. Grazie a questo successo, Ancelotti si ritrova a vincere la Coppa Intercontinentale sia da giocatore che da allenatore.

Le tante vittorie ottenute in quell’anno rendono Ancelotti il miglior allenatore del 2007, battendo un mito del calcio mondiale come Alex Ferguson.

Lascia il Milan nel 2009 per approdare alla corte di Roman Abramovich al Chelsea, con il quale conquista subito lo scudetto in Premier League, ma che lascia nel 2011 per trasferirsi Oltremanica, a Parigi, dagli emiri del Paris Saint Germain, con il quale, come tradizione vuole, vince lo scudetto francese del 2012-2013. Vinto il quale gli tocca imparare lo spagnolo perché, dopo qualche colpo di tosse e una trattativa più lunga del previsto, va a sedersi sulla panchina del Real Madrid, i Blancos che negli ultimi anni hanno dovuto subire in patria e in Europa la supremazia del Barcellona. Ma che la musica sia cambiata lo si capisce quando, a metà aprile, si incontrano per la finale di Copa del Rey, la coppa nazionale, proprio Real Madrid e Barcellona.

E’ il primo vero banco di prova per Ancelotti in Spagna e non può fallirlo. La strategia studiata dal tecnico emiliano si rivela subito azzeccata. Ma bisognerà aspettare gli ultimi minuti della partita, quando grazie a un gol che è un capolavoro di classe e di potenza di un signore costato la bellezza di 100 milioni, Gareth Bale, che si invola per cinquanta metri sulla fascia sinistra e deposita in rete, il Real Madrid conquista il 19esimo successo nella Copa del Rey in 111 anni di storia.

Ed è anche il primo trofeo per Ancelotti con i Blancos. Ma non sarà l’unico, perché il 24 maggio del 2014, Carlo Ancelotti diventa ufficialmente il nuovo re di Spagna.

A Lisbona si gioca la finale di Champions League, un vero e proprio derby tra il Real e l’Atletico Madrid. Dopo enorme sofferenza, durante i 90 minuti regolamentari, nei tempi supplementari il Real prende il volo e batte 4 a 1 i cugini allenati da Diego Simeone e vince la sua decima Champions League.

Molto, moltissimo merito di questo successo storico va all’allenatore, a Carlo Ancelotti, che con la vittoria di questa Coppa arriva a tre trofei, ma è il primo ad averli vinti con due squadre diverse (Milan e Real Madrid). E siccome l’ironia è la virtù dei vincenti, resterà sui taccuini la battuta con cui Carletto ha salutato il presidente dell’Uefa, Michel Platini, che lo premiava: “mi fa piacere vederti spesso”…

Perché, con buona probabilità, ha ragione un altro allenatore abituato a vincere dovunque, Marcello Lippi, quando dice che

“è molto facile descrivere Ancelotti: è semplicemente il migliore”.

E lo dimostra anche la sera del 12 agosto 2014. Si gioca la finale di Supercoppa Europea tra Real Madrid e Siviglia. In campo c’è Cristiano Ronaldo e questo tende a semplificare le cose di Ancelotti: due goal del portoghese regalano la vittoria ai Campioni d’Europa e Carletto nostro vince il suo ennesimo trofeo.

Non c’è dubbio: Ancelotti e Platini si rivedranno spesso, anche se la stagione 2014-2015, avara di vittorie per Ancelotti, comporta il suo allontanamento da Madrid, dove al suo posto arriverà Rafa Benitez, reduce da anni non proprio entusiasmanti a Napoli.

E Carlo, dopo un periodo di meritato riposo, viene chiamato per occupare a partire dal campionato 2016, una delle panchine più prestigiose d’Europa, quella del Bayern Monaco, che Pep Guardiola lascerà libera a partire da giugno 2016.

Si completa così la “campagna d’Europa” di Ancelotti, unico allenatore in carriera ad aver allenato nel campionato italiano, francese, inglese, spagnolo e, appunto, tedesco.

Un uomo vincente, capace di gestire anche le situazioni più difficili senza cadute di stile, un italiano di cui andare fieri…

E, con largo anticipo, anche nel 2017 Carlo Ancelotti conquista un importante riconoscimento, portando a casa con il Bayern Monaco il titolo della Bundesliga, il 27mo nella storia del club bavarese, per il quinto anno di fila.

Grazie allo scudetto tedesco, Ancelotti diventa il primo allenatore a essere riuscito a vincere il campionato in quattro dei cinque maggiori campionati europei: la Serie A italiana, la Premier league inglese, la Ligue 1 in Francia e la Bundesliga in Germania. A questo ricchissimo elenco, manca solo il titolo della Liga spagnola, ma va ricordato che Ancelotti ha vinto la “Decima” Champions League, il trofeo forse più ambito nella storia del Real Madrid.

E dopo più di una stagione a guardarsi intorno, a leggere sui giornali che era candidato praticamente a qualsiasi panchina si liberasse, compresa quella della Nazionale italiana, il 23 maggio 2018, Carletto e’ tornato tra i protagonisti del calcio italiano, firmando un triennale con il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis.

Ancelotti riparte dal sud, dove non ha mai allenato e siamo tutti curiosi di vedere come il suo equilibrio e la sua disciplina si amalgameranno con la creatività e l’estero dei napoletani.

 

 

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