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Amadeo Peter Giannini

Amadeo Peter Giannini (San Josè, 6 maggio 1870 – San Mateo, California, 1949)

Qualcuno conosce una persona che lavora in banca, a tutti i livelli, dal semplice sportellista al dirigente di alto profilo, che sia disposto ad accettare come garanzia per un prestito i calli delle mani del cliente che lo richiede?
Eppure c’è chi lo ha fatto, ed è stato a lungo il più importante banchiere del mondo.

Certo, pensare che la parola banchiere venga usata allo stesso modo per indicare uno dei tanti manager che oggi portano a casa decine di milioni di dollari di bonus ogni anno e per riferirsi contemporaneamente ad Amadeo Giannini, l’uomo che all’inizio del Novecento contribuì in maniera decisiva alla ricostruzione di San Francisco fondando la Bank of Italy deve far seriamente riflettere.

E’ passato poco più di un secolo ma sembra un’altra era geologica. Quella di Giannini si riferisce a un periodo in cui una persona, di professione banchiere, poteva aprire una banca per, sono parole sue, “servire le necessità degli altri, unico business legittimo oggi nel mondo”.

Un modo di pensare che rivoluzionò il modo di fare banca e che portò la sua ‘banca per gli amici semplici’ a diventare la Bank of America, oggi una delle più importanti e potenti banche del mondo. O, addirittura, “la più grande banca del mondo”, come recita oggi una scritta all’ingresso del grattacielo Bank of America a San Francisco.

Un’avventura cominciata nell’aprile 1906, per le strade di San Francisco, dove gli italiani sono in prima fila nel ricostruire la città distrutta dal terremoto (Giannini era nato a San Jose’ nel 1870 da genitori di Favale di Malgaro, un comune dell’entroterra ligure poco distante da Rapallo, da pochi mesi giunti in California nel periodo del “Go West”, la corsa all’oro che aveva attratto molti immigrati, anche italiani).

In realtà, tutto comincia qualche tempo prima: nel 1902, Giannini era già dirigente di una banca di San Francisco, la Columbus Saving and Loan, di cui il suocero era stato azionista, utilizzata da molti emigranti italiani per spedire i propri risparmi in Italia, che però erano costretti a pagare un tasso di interesse alto e subire un cambio svantaggioso. Per due anni Giannini lottò per cambiare dall’interno la politica della banca, che dedicava attenzione solo ai clienti abbienti. Visto inutile ogni sforzo di cambiare le condizioni che la banca applicava ai clienti suoi connazionali, nel 1904 decise di aprire una nuova banca, dalla quale fosse possibile mandare i soldi in Italia pagando solo il 2 % e a un cambio onesto.

Il 17 ottobre 1904, Amadeo Peter Giannini aprì quindi la Bank of Italy, investendovi tutti i suoi averi, il patrimonio della moglie, quello del patrigno e di alcuni soci di origine italiana. Per far conoscere la banca, Giannini sfruttò il fatto di essere conosciuto da quasi tutti gli immigrati italiani, nelle cui case andava a offrire servizi, aiuto e prestiti, suggerendo al tempo stesso di mettersi nel commercio, di acquistare terreni, case, di aprire aziende e, in ogni caso, di mettersi in proprio.

Un’impresa, di nome e di fatto, perché nei primi del Novecento non era facile ottenere credito dalle banche, specie per gli emigranti, soprattutto perché gli istituti di credito non accordavano crediti inferiori ai 200 dollari, per cui gli immigrati erano costretti a rivolgersi agli usurai.

Alla Bank of Italy, Giannini, dopo alcune domande, concedeva prestiti a partire da 25 dollari e, come garanzia, guardava i calli sulle mani e la faccia del cliente.

Ma tornando a San Francisco e al post terremoto, mentre il più grande tenore dell’epoca, Enrico Caruso, mette la sua voce a disposizione della ricostruzione delle anime, regalando loro un balsamo introvabile altrove, a poca distanza Amadeo Giannini si occupa di qualcosa di più terreno e porta su un carretto un sacco pieno d’oro del valore di due milioni di dollari, che rappresentano le riserve della Bank of Italy da lui fondata nel 1904.

E’ con quelle riserve che decide, vincendo anche le paure ma soprattutto le ostilità dei suoi colleghi banchieri, di rifondare la città. Sul molo di San Francisco, allestisce alla meglio un tavolo, sul quale piazza un cartello che promette credito a tutti, in particolare piccoli artigiani e commercianti di origine italiana, che non trovavano nessun’altra banca disposta a far loro credito.

Ma per crescere e prosperare ha bisogno di aprirsi anche all’esterno della comunità italiana, purché si tratti di gente semplice e intraprendente, crediti “on a face and a signature”, in un’epoca in cui si prestavano soldi solo a chi già ne aveva (in questo senso non è cambiato molto da allora…).

Aveva, come tutti i grandi innovatori, un sogno: quello di una banca aperta a coloro che non erano mai entrati in banca, una banca per gli emigranti di qualsiasi nazionalità. Credeva in un’idea di finanza sana, senza derivati ed era un esempio di onestà morale e altruismo. Sapeva che cosa significa e quanto può essere pericolosa la brama di denaro: suo padre era stato ucciso, quando lui era ancora un bambino di sette anni, in seguito a una lite scoppiata per un debito di un solo dollaro.

Un evento che segnerà tragicamente la vita di Amadeo Giannini, ma che rappresenta anche una svolta importantissima per il suo futuro.

Sua madre era ancora giovanissima e decisamente piacente, per cui poco tempo dopo la morte di suo marito si risposò con Lorenzo Scatena, il cui solo capitale era rappresentato da un carro col quale trasportava prodotti agricoli sui moli della baia di San Francisco. Ma aveva anche grande intraprendenza e in brevissimo tempo, commerciando prodotti agricoli, costruì un’azienda di tutto rispetto, nella quale progressivamente introdusse, facendolo diventare socio, anche il giovanissimo Amadeo, che dal patrigno, oltre all’abilità per gli affari, prese anche la rettitudine morale e la correttezza nei rapporti personali.

Amadeo Peter Giannini TimeE’ con queste caratteristiche e premesse che contribuisce in maniera significativa alla ricostruzione di San Francisco, insieme a un modo totalmente innovativo di fare il banchiere. E’ grazie a Giannini infatti se quello che oggi consideriamo un fatto ordinario e quasi scontato comincia ad affacciarsi sul mercato.

Lo ha scritto il settimanale “Time” che, nel 1998, inserì Giannini fra i centoBuilders and Titans”, i “Giganti” che hanno forgiato gli Stati Uniti, con queste parole: “Il credito al consumo ha un grosso debito nei confronti di uno… che rifiutava di dire no”.

Naturalmente non mancarono i momenti di difficoltà e, come spesso succede in casi analoghi, gli avversari. Non ti fai tanti amici, come furono quelli che lui finanziò, senza farti al tempo stesso qualche nemico. Peggio se potente.

E infatti i suoi principali nemici furono gli altri banchieri di San Francisco, che gli dichiararono guerra, facendo leva sulla calunnia.

Sparsero infatti la voce che la Bank of Italy fosse in difficoltà; molti clienti si precipitarono quindi a ritirare i propri risparmi. Giannini passò subito al contrattacco, facendo montare immediatamente sul marciapiede davanti alla banca dei grandi tavoli su cui espose le ingenti riserve auree assieme a montagne di banconote e i suoi clienti si vergognarono allora, di fronte a tanta ricchezza, di chiedere i loro modesti risparmi.

Amadeo Giannini, che conosceva personalmente i suoi clienti e la loro situazione finanziaria, dopo soli sei giorni riaprì la banca, creando una sede di fortuna nella casa semidistrutta del fratello medico, su cui espose bene in vista anche un vistoso cartello che aveva pitturato nella notte con la scritta: “Prestiti come prima, più di prima“.

La nuova Bank of Italy venne letteralmente presa d’assalto da una folla di sinistrati bisognosi di tutto, che ritiravano i depositi o chiedevano prestiti. Giannini distribuiva soldi a chiunque li chiedesse, con pochissime formalità. In tempi molto brevi si rifecero vivi quei clienti che, giorni prima, avevano ritirato i propri depositi. E non appena riaprirono le altre banche, in molti prelevarono i propri risparmi per portarli a quella di Giannini. Inoltre, molti emigranti che conservavano i propri risparmi in oro nelle proprie case, ora distrutte, si decisero a versarli alla Bank of Italy.

Gli Stati Uniti gli devono molto, non solo per il suo contributo alla rinascita di San Francisco, dove finanziò la costruzione del Golden Gate.

Golden Gate - Amadeo Peter Giannini

Targa commemorativa sul Golden Gate
Amadeo Peter Giannini

Nel 1932, il progettista del Golden Gate, Joseph Strass, non riuscendo a trovare un finanziatore per il suo progetto si rivolse infatti a Giannini, il quale accettò di finanziarlo non per profitto (impegnò per il progetto sei milioni di dollari ma impose che la Bank of America non percepisse alcun interesse), ma perché convinto che il ponte avrebbe aiutato la popolazione di San Francisco a uscire dal clima di depressione economica che aleggiava sulla città.

La vicenda del ponte conferma che Giannini fu l’emblema della ricostruzione di San Francisco, non tanto per il denaro, quanto per la sicurezza che trasmetteva, per l’ottimismo che ispirava e la fiducia che infondeva a coloro che avevano perso tutto. Amedeo fece germogliare la voglia e il coraggio di riprovare, soprattutto alle comunità degli immigrati che si saldarono in modo irreversibile con la Bank of Italy.

Quando nel 1919 fonda la Banca d’America e d’Italia, che dieci anni dopo diventa Bank of America, ha già intrattenuto rapporti importanti a Hollywood.

E quando Walt Disney sfora il budget mentre realizza “Biancaneve e i sette nani”, è ancora Giannini a risolvergli il problema. Tra i due nacque una profonda amicizia, fondata sul fatto che Giannini intuì il valore e il genio di Walt Disney, e trascorreva con lui numerose serate scambiando opinioni sia sulla comunicazione non verbale sia sul potere dell’immagine nella comunicazione.

E siccome credeva nel valore “didattico” della cinematografia, finanziò più di 500 pellicole, tutti film che dovevano trasmettere i valori della tradizione alle nuove generazioni. Per questa ragione Giannini decise di finanziare con tassi agevolati autori meritevoli della sua stima, che il banchiere italiano accordava solo a soggetti (fisici e cinematografici) capaci di proporre modelli sociali di qualità.

In questa attività si faceva aiutare dal fratello Attilio, che un giorno gli segnalò che un giovane artista di talento, che già aveva avuto successo con le comiche, non riusciva a trovare un finanziatore per un soggetto apparentemente difficile, ma di alto valore morale.

E, come racconta Guido Crapanzano, il suo biografo più attento, Amadeo decise di prestare 50.000 dollari per la realizzazione del film “Il monello” di Charlie Chaplin. Una cifra ampiamente superiore alle necessità, ma Amadeo volle che Chaplin, che aveva voluto conoscere personalmente, non fosse costretto a troppe economie.

Ma, ancora una volta, fu un successo.

In sole sei settimane, Giannini rientrò del capitale e, in seguito, ottenne profitti rilevanti.

Ebbe un ottimo rapporto anche con Frank Capra, altro protagonista eccellente della Hollywood di allora, un siciliano che da bambino era arrivato in California con la famiglia. Frank e Amadeo amavano parlare in italiano, e spesso elaboravano insieme le scene dei film. Giannini amava la narrazione di Capra che, pur denunciando la drammatica realtà americana, sapeva che era la stessa realtà a offrire la speranza del riscatto.

A dimostrazione che si può ancora uscire dall’incubo, se c’è ancora spazio per il sogno. Fu sulla base di questo comune sentire e di una reciproca stima, che nel 1934 Amadeo finanziò il primo film di successo di Capra, “Accadde una notte” e la collaborazione continuò nel 1936 con “E’ arrivata la felicità” e nel 1938 con “L’eterna illusione“.

E sarà ancora il banchiere italiano a mettere insieme William Hewlett ed Henry Packard, che nel garage di Palo Alto, che molti considerano il luogo di nascita di Silicon Valley, gettano le basi di HP.

Ma se gli Stati Uniti diventano la sua terra di elezione, Giannini non dimentica le sue origini italiane.

E allora si spende in prima persona per far sì che all’Italia arrivino gli aiuti previsti nel Piano Marshall subito dopo la Seconda Guerra mondiale; e ci mette del suo, attivando prestiti senza interessi.

Quando, nel 1949, muore a 79 anni, la sua Bank of America è diventata la prima al mondo. Avrebbe potuto essere miliardario, il suo patrimonio viene invece valutato meno di 500mila dollari. Le ragioni sono molteplici, a partire dal fatto che per anni non aveva voluto stipendio. E quando, durante la sua carriera, la Banca gli aveva elargito a sorpresa una gratifica da un milione e mezzo di dollari, l’aveva girata subito alla University of California, per sviluppare l’agricoltura dell’area e aiutare quindi i tanti emigrati italiani che in quel settore avevano il loro principale interesse.

Ma aveva avuto ragione lui: sui prestiti senza garanzia che aveva elargito con la sua Bank of Italy, era stato rimborsato il 96% del totale finanziato.

Numeri che oggi farebbero sognare qualunque banchiere del mondo…

 

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