Il Progetto 300

 

Cosa rende bella e ammirata l’Italia agli occhi del resto del mondo?

Perchè tutto quello che nasce nel nostro Paese diventa immediatamente uno status symbol ricercato e copiato ovunque?

Qual è il segreto del fascino degli italiani?

Se lo chiedono da sempre in tanti. Noi siamo convinti che le ragioni del nostro successo siano da ricercare indietro nel tempo, in quel Rinascimento che consacrò le arti, i talenti e in quell’innato, prepotente, irresistibile gusto per la bellezza che è parte integrante del nostro specialissimo corredo genetico.

Ma che possano essere riaffermate a centinaia di anni di distanza, con la stessa forza, con nuovi protagonisti ma con le stesse identiche ragioni di orgoglio…

Personaggi, protagonisti ma anche luoghi mitici e oggetti simbolo di un modo di essere, di pensare, di produrre che troppo riassuntivamente nel mondo si è affermato con il termine di “Made in Italy”.

The Italian touch è un viaggio nell’Italia di inizio Terzo Millennio tra arte, cultura e tradizioni, ma anche tra luoghi e Design, tra distretti industriali e centri di ricerca, tra vestigia di uno straordinario passato e frammenti di un possibile smagliante futuro.

Un viaggio con molte tappe, ma con un obiettivo preciso: cercare di ribaltare una tendenza pericolosa, che vorrebbe l’Italia destinata a un declino irreversibile, per affermare invece un modello di vita, uno stile vincente, un orgoglio di appartenenza troppo a lungo trascurato e nascosto.

La Patria
di Dante e di Leonardo,
di Garibaldi e di Mazzini,
di Giorgio Armani e di Enzo Ferrari,
di Eduardo De Filippo e di Marcello Mastroianni,
di Fausto Coppi e di Roberto Baggio

(e di tanti altri ancora il cui elenco sarebbe lunghissimo), ma anche di tanti Premi Nobel e scienziati illustri, di artisti straordinari e atleti invincibili, di artigiani impareggiabili e di capitani d’industria i cui prodotti hanno conquistato il mondo non può farsi trascinare nel gorgo di una crisi che rischia di essere, prima ancora che economica, psicologica.

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Perché 300 e perché The Italian Touch?

La mente corre al coraggio e alla capacità di resistere, al limite dell’incoscienza, dimostrata dallo spartano Leonida e dai suoi 300 soldati al cospetto del re persiano Serse e del suo esercito nella battaglia delle Termopili. Poche centinaia di spartani contro centinaia di migliaia di persiani.Esito scontato, troppo sperequate le forze in campo.Eppure Leonida e il suo manipolo di valorosi eroi sono entrati nella storia e ancora oggi sono loro a essere ricordati. Come esempio e modello di gente che lotta, che non si arrende, anche quando le evidenze suggerirebbero il contrario.Hanno lottato come le imprese italiane, che si sono oggi profondamente rinnovate e dispongono di prodotti che offrono con successo sui mercati internazionali. Beni di lusso e qualitativamente superiori a quelli della concorrenza degli altri Paesi, premessa e contenuto insieme per quello che è stato definito un nuovo “Rinascimento Industriale”.Ma prima di riaccendere i motori, occorre ritornare a credere in noi stessi e buttare alle ortiche tutti gli stereotipi che per anni ci hanno fatto credere di essere un Paese di serie inferiore.

Un’opera che nasce con l’obiettivo di compendiare in 900 voci (divise in tre volumi distinti che ne contengono ognuno 300) alcune delle tantissime ragioni per essere fieri del nostro Paese.

Un percorso che si snoderà attraverso le varie anime del genio italico, i punti di eccellenza della nostra economia, la capacità degli imprenditori di conquistare i mercati di tutto il mondo, la strenua abnegazione dei nostri ricercatori sia in Italia che all’estero, le grandi esibizioni dei nostri artisti e dei nostri atleti sui palcoscenici e sui campi di tutto il mondo.

Un discorso a parte, con relativo spazio, verrà dedicato a tutte quelle persone che svolgono il loro lavoro con straordinaria qualità ed efficacia, ma di cui nessuno parla.

Personaggi apparentemente “minori”, ma straordinari nella loro opera e nel contributo alla crescita del nostro Paese: ricercatori, di medici, di volontari, tutta gente a cui il nostro Paese deve molto e che è giusto evidenziare in un’opera come questa.

Oltre che di grandi scienziati e inventori, l’Italia è anche la Patria di personaggi poco conosciuti: ricercatori che lavorano nell’ombra, alcuni dei quali cercano fortuna altrove mentre altri decidono di restare nel nostro Paese, in una soffitta di un ospedale o in un piccolo laboratorio. Ed è anche la terra dei piccoli artigiani, apprezzati in tutto il mondo per il loro lavoro, sinonimo di qualità inimitabile, o dei produttori di delizie che riempiono le tavole di tutto il mondo.

Un’Italia di piccoli grandi uomini di cui essere orgogliosi, la cui fama meritata è oscurata da cronache che raccontano di grandi truffe e fallimenti colossali.

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300 – The Italian Touch

è strutturato sulla base di percorsi tematici che funzionano come una sorta di guida alla scoperta sia di un’Italia famosa che di quella meno conosciuta, ripercorrendo il filo conduttore della storia di ieri, oggi e domani.

Partendo dal racconto e dalla descrizione dei personaggi che hanno fatto e fanno la storia del nostro Paese, il punto di forza del progetto è il viaggio lungo molti secoli attraverso un’Italia che produce, inventa e progetta; un Paese da vedere, toccare e gustare; la Patria dei grandi protagonisti di ieri, oggi e domani, raccontati mettendone in luce i lati più nascosti e curiosi che pochi conoscono.

Con un obiettivo neanche troppo ambizioso: ribaltare l’immagine del nostro Paese, in questo momento sotto i riflettori per storie collegate a vicende quasi sempre negative.

Riaffermare i punti di forza di un modello, conosciuto nel mondo come “made in Italy”, sui mercati internazionali andando controcorrente, per raccontare di un’Italia di cui andare ancora orgogliosi.

Ampio spazio sarà poi dedicato a quegli italiani che, all’estero, hanno saputo tenere alta la bandiera del nostro Paese e sono riusciti ad emergere pur tra mille difficoltà e ostacoli: imprenditori, artisti, cuochi, sportivi, che non hanno mai dimenticato e rescisso il loro legame con il Paese d’origine.

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Quando ci si cimenta in un’impresa del genere e ci si confronta con un lavoro di così ampia portata, la cosa più difficile da fare è compiere delle scelte, da un lato, motivarle e giustificarle, dall’altro.

Ci sarà sempre qualcuno che scorrendo l’elenco degli artisti, degli architetti, degli scrittori, solo per fare degli esempi, dirà che manca questo o quello e avrà indubbiamente le sue ragioni.

E’ per questo che proveremo a spiegare le nostre, partendo dalla inoppugnabile affermazione che l’Italia, in tutte le materie oggetto del nostro studio, è talmente ricca – in qualità e quantità – di nomi, situazioni, realtà che, per forza di cose, bisogna sacrificarne moltissime e rinunciare ad altrettante.

Per questo, cercando di raccontare l’Italia di cui andare fieri, grazie alle eccellenze del nostro passato, e quelli su cui puntare e scommettere tra i protagonisti del nostro presente e, se possibile, del nostro futuro, siamo stati costretti a darci un criterio e stabilire delle priorità. Che sono sostanzialmente due:

  1. a) ignorare Dante Alighieri parlando di Cultura o Michelangelo parlando di Arte è un lusso che non potevamo permetterci, e infatti non ce lo siamo permesso;
  2. b) parlare solo di realtà note o conosciute rischiava di essere pleonastico o, peggio, inutile ed è per questo che, specie in alcuni ambiti, siamo andati alla scoperta di un’Italia sconosciuta che primeggia nella ricerca o domina nello sport, purtroppo senza l’attenzione o la copertura mediatica che invece meriterebbe. Noi abbiamo cercato di colmare questa lacuna, andando alla ricerca di innovatori semi-sconosciuti o di atleti nei confronti dei quali l’interesse dei mezzi di informazione dura lo spazio di un mattino. Emblematica, a questo proposito, la vicenda di alcune discipline olimpiche, i cui campioni concorrono a rimpinguare il nostro medagliere come, se non di più, di altre realtà più “blasonate” e degne di attenzione particolare.

E’ a questo tipo di realtà che abbiamo rivolto il nostro sguardo, specie se si tratta di personaggi più noti all’estero che in patria, pur non trascurando (non ce lo potevamo permettere…) i grandi protagonisti del nostro passato, del nostro presente e, ci auguriamo, del nostro futuro.

Il progetto, sviluppato da un team di ricercatori e opinion leader internazionali (provenienti da differenti Paesi), prende le mosse da una ricerca, dal 2002 al 2012, realizzata con un obiettivo molto preciso: verificare la percezione che il resto del mondo ha dell’Italia e come nell’ultimo decennio questa percezione si sia evoluta nel corso del tempo.

Nella ricerca sono state analizzate le opinioni di centinaia di migliaia di persone, attraverso questionari e interviste dirette, miranti a definire i punti di forza e gli elementi di eccellenza del nostro Paese.

La ricerca è durata dieci anni, con rotazione nei differenti Paesi dei singoli ricercatori, per evitare che il giudizio sull’Italia finisse per essere influenzato da elementi contingenti o congiunturali, soprattutto in un periodo di crisi, non solo a livello nazionale.

I risultati della ricerca sono al contrario risultati abbastanza omogenei e stabili nel tempo, mostrando oscillazioni sostanzialmente trascurabili.

L’immaginario collettivo internazionale identifica l’Italia con alcuni settori chiave e con alcune, molto ben individuate e definite, realtà di eccellenza, in alcuni casi anche consistenti numericamente ed estremamente significative in termini di valore, percepito e reale.

 

Le aree di leadership ed eccellenza assoluta

Per gli stranieri, l’Italia è da identificare sostanzialmente in alcuni, pochi, settori di eccellenza.

In particolare (in ordine rigorosamente alfabetico):

  • Agroalimentare
  • Arte
  • Benessere
  • Cultura
  • Design
  • Lusso
  • Moda

Perché, ci si potrebbe domandare, queste aree di eccellenza e non altre, considerato che l’Italia è considerata leader mondiale in centinaia di classi di prodotti, come certifica da anni, tra gli altri, la Fondazione Edison?

La risposta risiede nel fatto che in ognuna di queste aree di eccellenza assoluta (dove, cioè, l’eccellenza nazionale coincide con quella mondiale) è possibile identificare il settore con alcuni protagonisti/eventi/situazioni dall’indiscussa leadership.

Alcuni esempi renderanno molto più chiaro il concetto.

Nell’Arte, l’Italia è considerata indiscussa leader perché non esiste altro Paese al mondo che possa vantare contemporaneamente artisti del calibro di Caravaggio, Leonardo e Michelangelo (tutti e tre citati all’unanimità dagli intervistati come punti di riferimento assoluti dell’Arte di tutti i tempi) e stiamo solo citando la punta dell’iceberg.

Lo stesso si può dire per la Moda, dove Giorgio Armani viene a stragrande maggioranza indicato come il marchio più noto al mondo, seguito a poca distanza da Prada e Gucci, questi ultimi in particolare nei Paesi di recente ma crescente ricchezza.

Discorso a parte per il Design, che deve il suo primato al fatto che in Italia si realizzino le barche più belle e spesso costose, i mobili d’avanguardia, e altri, numerosissimi, oggetti di rara bellezza, che ci fanno accarezzare il sogno di «rivoluzioni fatte senza che nessuno se ne accorga», come suggeriva il maestro dei maestri Bruno Munari. Ma la leadership italiana nel settore è frutto anche del successo di un appuntamento, quello del Salone internazionale del mobile, che ci ricorda che Milano è, almeno per qualche giorno, davvero imprescindibile per chiunque si occupi di Design a livello internazionale.

In questi settori e aree di eccellenza, vale poi la teoria dell’iceberg di Hemingway, quella secondo la quale a preoccuparci è l’1/8 di ghiaccio emerso, mentre il pericolo risiede nei 7/8 sommersi: l’Italia leader è (anche…) quella sconosciuta. La leadership nella Moda è rafforzata dal fatto che il nostro Paese è leader mondiale nella costruzione di manichini, nella realizzazione di etichette e bottoni, etc; quella nel Design trova la sua conferma in una pista di velocità, quella di Nardò, progettata negli anni Sessanta e costruita negli anni Settanta, con molti decenni di anticipo rispetto all’utilizzo per il quale è stata concepita.

 

L’inversione del punto di vista: l’eccellenza nei settori e non dei settori

D’altro canto, esistono settori non riconosciuti come eccellenti nel loro insieme, ma all’interno dei quali è possibile identificare realtà di assoluta qualità ed eccellenza, anche a livello mondiale.

Particolarmente emblematico il caso sanitario-farmaceutico, dove prevalgono notizie relative a scandali e a cattiva gestione, la cui rilevanza tende a coprire (ma, per fortuna, non a cancellare…) il fatto che in Italia ci siano ospedali e cliniche, pediatriche e ortopediche solo per citarne alcune, di assoluta eccellenza internazionale e, soprattutto, che ai vertici di alcuni importanti istituti internazionali ci siano medici e scienziati italiani, non poche delle quali sono donne.

Mentre nelle sette materie sopra elencate quindi si assiste alla conferma della leadership, tanto a livello di settore che individuale; in quest’ultimo caso invece si assiste all’inversione del punto di vista, in quanto le eccellenze si trovano a “combattere” per emergere all’interno di settori non considerati tali.

A tutto questo abbiamo dedicato 3 volumi, ognuno dei quali articolato in 300 differenti voci.

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